Personaggi, situazioni, luoghi, temi

Ninì Pietrasanta e suo marito Gabriele Boccalatte negli anni ’30 erano delle celebrità nel mondo dell’alpinismo estremo. Effettuarono scalate soprattutto sul Monte Bianco e nelle Alpi Occidentali, tracciando nuovi itinerari, ma si distinsero anche nelle Dolomiti e sull’Ortles fino alle montagne dell’Abruzzo. Spesso le loro imprese alpinistiche venivano riprese sulle prime pagine dei giornali. Tra i loro compagni di avventura c’erano alcuni tra i più famosi nomi dell’alpinismo dell’epoca: Giusto Gervasutti, Renato Chabod, Leopoldo Gasparotto, Vitale Bramani, Alberto Rand Herron tra gli altriNata nel 1910 a Bois Colombes, nei sobborghi di Parigi, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, Ninì perse giovanissima la madre e, trasferitasi a Milano, si inserì subito nell’ambiente dell’alta borghesia cittadina crescendo in un clima di libertà impensabile per una ragazza dell’epoca. Ninì incominciò a scalare seguendo la guida Giuseppe Chiara sulle cime del Monte Rosa.

Fin dai primi anni, Ninì portava con sé una cinepresa 16mm con cui documentava le sue scalate e la società alpinistica dell’epoca.
Un articolo dello Scarpone del 16/9/34 la descriveva come “una gentile fanciulla che difende la propria passione nei confronti di un’opposta tendenza che vorrebbe vedere la donna vera solo sotto l’aspetto di un fiorellino ovattato, privo di energie e di colore, e senza un carattere e una propria personalità”.

Nel 1932 Ninì incontra il futuro marito Gabriele Boccalatte, un giovane pianista torinese rinomato per l’ eleganza e l’armonia con cui affrontava anche le pareti più difficili. Lo storico Massimo Mila lo ricorda così: “aveva una concezione eminentemente ritmica della progressione su roccia e qui, sì, il musicista si sposava tecnicamente con l’arrampicatore. Un gatto, era, su roccia; e del gatto aveva qualcosa anche nel fisico, non alto, ma armoniosamente proporzionato. […] L’aggettivo che ritorna più spesso nei suoi ricordi d’alpinista è: ‘elegante’. […] La legge che governa le sue salite è: il bello.”

Scalando insieme a Gabriele, Ninì diventa una delle poche donne ad aprire vie nuove e a raggiungere cime non ancora toccate.
Una di queste, sul Monte Bianco, porta il suo nome: la Pointe Ninì del gruppo de Les Périades, dedicata a lei da Gabriele Boccalatte che con Renato Chabod e Giusto Gervasutti furono suoi compagni di scalata in questa prima femminile.

Nel 1935 scalò per prima con Boccalatte la grandiosa parete Ovest dell’Aiguille du Peuterey, descrivendo così l’impresa sul Bollettino del CAI, con il quale collaborò per anni: “Ci sia concesso dir subito la gioia profonda d’aver strappato a questa roccia pura, compatta, ardita, il suo geloso segreto; d’essere stata la prima cordata italiana a risolvere, nelle Alpi occidentali, uno dei problemi alpinistici più delicati e più ardui, di sentirci orgogliosi di una lotta combattuta, in condizioni atmosferiche particolarmente avverse, con salda fede e tenace volontà”.

Nel 1938, mentre Ninì è nella casa di Courmayeur ad accudire il loro figlio appena nato, Gabriele muore travolto da una frana.
Da allora Ninì cerca di dimenticare la montagna e il suo grande amore Gabriele per dedicarsi al figlio e scoprire la sua nuova vita di madre. Al figlio Lorenzo, che non conserva ricordi di suo padre, non racconta della sua vecchia passione per la montagna e nemmeno chi fosse veramente il padre. Di lui Lorenzo sa soltanto che era un bravo pianista.

Molti anni dopo Lorenzo trova, insieme a un diario di quegli anni, le vecchie pellicole e gli album fotografici della madre. Vede il padre, giovanissimo, che arrampica sulle rocce del Monte Bianco. Ricostruisce quel periodo della vita dei genitori che la madre gli aveva tenuto nascosto, forse per paura di trasmettergli la passione per il rischio.

I materiali girati o fotografati da Ninì Pietrasanta e dai sui compagni di cordata con la sua cinepresa offrono immagini inedite delle mete alpinistiche nel periodo precedente alla guerra: le vette del Monte Bianco (Aiguille Noire de Peuterey, Aiguilles de Leschaux, ghiacciaio del Triolet, Pic Adolphe Rey, Dente del Gigante, Pointe Ninì) del Cervino (Cime Bianche), del Monte Rosa (Lyskamm, Punta Straling), le Dolomiti (qualche nome) e il Gran Sasso d’Italia. Contengono anche reperti della vita quotidiana nei rifugi e dei primi momenti di turismo alpino.

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